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Ad memoriam ...

 

 

"Ciò che conta nella Storia dei popoli non sono i sogni e le speranze e la negazione della realtà, ma la coscienza del dovere compiuto fino in fondo..."

 

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In memoria del S.D.T. Angelo Freschi (torretta dei 90 di dritta)

naufrago superstite della Regia Nave Roma

Pagnacco (UD) 7 gennaio 1926 - Padova 12 ottobre 2006

 
 

Padova, giovedì 12 Ottobre 2006

 

Non c'è più Angelo, il socio onorario e amico Angelo,... i suoi consigli, i suoi rimproveri... la sua voce ci mancherà.

Ci mancheranno la sua calma e le sue strette di mano, forti come il suo carattere, forti come la sua onestà e la sua correttezza.

 

"... nei tuoi racconti non  parlavi mai di te: non hai mai iniziato un discorso con il pronome personale che molti e troppo spesso  mettono davanti a tutto, le tue frasi non iniziavano mai con "io"... e per questo mai dimenticherò  la tua umiltà...

 

Quando parlavamo del progetto, delle sue difficoltà e delle prospettive future... grazie per non aver mai negato il tuo positivo consenso, per avermi appoggiato quando altri cercavano di abbattere la mia carica, grazie dell'energia che sin dall'inizio mi hai trasmesso.

 

Ti piaceva il Gindungo, lo so, ed ero così fiero che ti piacesse, ...tutto il lavoro che abbiamo fatto e che ancora ci sarà da fare... ero felice ogni volta che ti vedevo sbucare ...in cantiere... a Civitavecchia... a Napoli.. a Nettuno... mi mancheranno le tue visite... mi mancherai!

 

Le navigazioni  programmate... il tuo viaggio a Buenos Aires per raggiungermi... non ci sarà... il destino ha deciso per te altre rotte... ma io ti porterò sempre con me, in mare e in terra.

 

Il Gindungo sarà anche la tua casa, sempre, come ora la tua casa è il mare, quel mare di Sardegna dove morirono tanti tuoi compagni e che ora hai voluto raggiungere con... il tuo "cilindro"...

 

Ti aspetterò a bordo, e ti sentirò vicino, seduto in pozzetto nelle notti di guardia e nei momenti più belli, come anche in quelli più difficili... so che sarai lì, vicino a me, con un tuo consiglio, ed il tuo aiuto di sempre... "

 

Addio papà

 

 

       

 
 

A proposito di quel 9 settembre del '43

 

La testimonianza del S.D.T. Freschi Angelo, il più giovane marinaio imbarcato sulla Regia Nave Roma.

 

Nel 1943 avevo appena 17 anni. Ero un sottocapo S.D.T. (segnalatore direzione tiro) imbarcato sulla Corazzata Roma e destinato alla D.T. dei 90 a dritta (Direzione Tiro dei cannoni contraerei lato destro). Ero il più giovane marinaio della nave.

 

 

 

A dritta, nella Direzione Tiro ci salvammo in cinque: il telemetrista Spagnolo, i due marescialli cannonieri puntatori Ianotta e Monticone, il sottocapo S.D.T. Cavallaro ed il sottoscritto.

Dall'altro lato l’unico a salvarsi fu il Tenente di Vascello Incisa della Rocchetta,  incaricato alla centrale di tiro sinistra come D.T. (Direttore Tiro).

 

   

 

Tutti noi, come tutti quelli imbarcati sulla Corazzata Roma, consideravamo la nostra Nave come la nostra casa... era bella, moderna, ed eravamo orgogliosi.

La Roma era considerata la Nave più potente del mondo... ed era l'orgoglio della nostra Marina, la Regia Marina ...

 

 

 

Le prime ore del giorno 9 settembre lasciammo La Spezia che era ancora buio. Non mi ricordo dove dormii quella notte, ma la giornata era bella, mare calmo e cielo limpido e vedevo tutte le navi dietro di noi ed ai lati: era bello a vedersi e noi eravamo sulla Roma, Ammiraglia di quella flotta. Ricordo che portarono la “gamella” in torretta e che c’era pastasciutta, ne mangiai due piatti, del secondo non ho ricordo... 

 

 

 

Durante la mattinata ci furono diversi allarmi aerei : ricognitori che volavano lontani e bassi, chi diceva fossero inglesi, chi tedeschi; poi, prima delle 16 (io non avevo orologio) un nuovo allarme: questa volta erano aerei tedeschi!

 

Capo Monticone ci avvertì che stavano volando per chiglia (cioè da poppa a prua, e ciò era vietato a tutti gli aerei, anche ai nostri) e continuando, con molta calma disse:

"... è sulla nostra verticale, ha sganciato..."

 

 
 
 

Sicuramente calcolò che per inerzia la bomba sarebbe finita molto a proravia della nave ed infatti nessuno si scompose, ma poi continuò, con tono diverso, più preoccupato:

"... lascia una scia di fumo nero, viene giù in verticale, ha una coda luminosa..."

 

 

La bomba tele guidata FX 1400

 

Il nostro D.T. (Direttore Tiro), Tenente di Vascello Medanich ordinò per interfono alla batteria dei cannoni di aprire il fuoco ed alla plancia comando di accostare tutto a dritta gridando più volte "accostare" ...

 

... poi un forte scossone!

Fui quasi sbalzato dal seggiolino del mio posto di combattimento.

 

(Sedevo davanti ad un tavolo tattico dove inseguivo con due volantini i cursori mossi dai due puntatori, in alzo e brandeggio, risultato di calcoli che la centrale di tiro elaborava dai dati che venivano inseriti: distanza, velocità, ecc.)

 

La corrente elettrica andò via per pochi secondi, e la velocità della nave calò rapidamente...

(Il ripetitore del solcometro era posto in ogni centrale di tiro per calcolare la velocità relativa di due corpi in movimento, ed io questo ripetitore lo vedevo soltanto girando la testa di lato)

 

Cavallaro, che era vicino al portello scorrevole aperto guardò fuori e disse: "... non c’è più il pezzo 9, no, è l’11 ..."


          
 

Schizzo della pianta della centrale di tiro. Questo “barattolo” non risentiva degli sbandamenti essendo su sospensioni cardaniche; qualsiasi movimento di rollio o beccheggio facesse la nave, la torretta rimaneva in posizione orizzontale, e così anche le batterie di dritta e di sinistra...

 

... i cannoni sparavano con un ritmo elevato, meno di 3 secondi tra un colpo e un altro...

 

... lo ricordo con certezza poiché tempo addietro, finiti i lavori in bacino a Genova, in navigazione per La Spezia ci fu una esercitazione notturna dove io ero destinato al fuoco illuminante del pezzo n°2, quello comandato dal Guardiamarina Scotto, e con un elettro-comando facevo fuoco: contavo 1 – 2 – 3, pigiavo il pulsante e partiva il colpo ...

La centrale di tiro notturna era allo scoperto e le bocche dei cannoni erano a pochi metri, ed è anche per questo motivo che ora sono un po’ sordo...

... i cannoni sparavano, ci fu un "cessate il fuoco", per due o tre minuti, poi il D.T. Medanich ordinò  nuovamente: "aprite il fuoco"...

 

I puntatori avevano contatto visivo con gli aerei e sempre Capo Monticone (era il più anziano dei puntatori), urlò:

"... ci viene per chiglia, ha sganciato, ci viene addosso, ha la codetta luminosa..."

 

... e ci fu l’impatto: questa volta fu tremendo...

 

   

 

Per il forte scrollone mi arrivò un calcio da Medanich fra spalla e  collo: lui era seduto su una poltroncina sopra alle mie spalle, era con il busto fuori dalla torretta: lì aveva i binocoli, i vari microfoni... ed era incavolato forte perché non gli avevano dato retta quando con il microfono aveva gridato alla plancia di accostare...

... appena terminò lo scrollone o poco prima, vidi Capo Rossi ed il Serg. Sala schizzare fuori dalla torretta nel vero senso della parola: il portellone era rimasto aperto o lo aprirono loro, non saprei (Capo Rossi era maresciallo Capo Centrale ed il Serg. Sala, suo sottordine)... sicché Cavallaro urlò: "chiudete il portellone!" e lo ripeté ancora gridando più forte e con una bestemmia, io guardai il Cavallaro meravigliato e sentii il portellone che sbatteva, chi lo abbia chiuso non so, so che questo però salvò la vita a tutti quanti.

Quando arrivò la seconda bomba il Guardiamarina Scotto (Capo pezzo 2) comunicò al D.T. che dalla noria usciva fumo e Medanich ordinò di evacuare subito il pezzo.

 

Queste furono le parole che sentii in quei 15/20 secondi e dopo questo breve tempo, ma non so come, mi ritrovai a pancia a terra... sulla lamiera.

Una sensazione fortissima di compressione ... salivo in alto... mi sentivo schiacciato a terra e non si finiva mai di salire e poi ... la discesa, sempre steso a terra... incrociai le braccia e ci misi la faccia dentro, la discesa più eterna... pensai e mi ripetei diverse volte:

“spero sia un colpo solo, che non senta dolore, un unico colpo”...

 

... avevo una paura tremenda di sentire dolore.

... poi l’arrivo giù... devo essere rimasto un bel po’ fermo...

 

Il frastuono di quando volavo in aria, o meglio il fischio, era simile a quel fuoco di artificio con il bastoncino, lo stesso sibilo però così forte da non immaginarselo...

 

 

 

Ancora oggi sobbalzo quando sento quel ... sssssssssssssss!

Riandando con il pensiero a quei momenti, sempre steso per terra, sentivo “scoppiettare” la centrale di tiro (come quando si fanno i pop corn).

Era una centrale elettromeccanica, più o meno fatta come un cubo, e sotto questo cubo erano poste la maschere antigas del personale della centrale.


 


Queste maschere per il grande calore si stavano liquefacendo: si sentiva una forte puzza di gomma bruciata, forse erano anche tutti i cavi elettrici all’interno della centrale.

 

Dentro la torretta il calore era diventato molto forte ed il locale era invaso da un colore rosso, quasi viola.

Ero vestito con la divisa prescritta di navigazione: pantalone e camisaccio di tela olona con scarpe e calzini... la mia fortuna! Solo le parti inferiori degli avambracci si bruciarono per le maniche del camisaccio rimboccate  (anche perchè erano a contatto con il pavimento) e tutti i peli che avevo in faccia (ciglia, sopracciglia) ed i capelli, per il grande calore interno ...tutti partiti!

 

... passò un pò e qualcuno aprì il portellone, dalla parte di Cavallaro, l’aria entrò ed io steso a terra potevo vedere la nube rossa che si alzava...


Uscii dalla torretta, respirai...  camminai avanti, mi ricordo che stavo in piedi e guardavo in giro senza nessun pensiero, come se la cosa non mi interessasse, non sentivo alcun dolore per le bruciature o altro...

(le piaghe delle bruciature in seguito si rimarginarono in una decina di giorni, in ospedale a Port Mahon)

 

Ero inebetito... estraneo a tutto ciò che stava succedendo come se lì non ci fossi stato io ... è difficile spiegarlo: ero frastornato tanto che non provavo niente ... ciò che vedevo... terribile...

 

... dietro il torrione, sulla plancia segnali, in fondo alla scala, su un pianerottolo, vedevo distintamente cinque o sei corpi ammucchiati uno sopra l’altro; erano nudi, color ocra, mi colpì la loro sovrapposizione; dal mucchio uscivano braccia, gambe, teste rotonde pelate, rimasi colpito solo dalla sovrapposizione...

Non pensai allora, che queste erano (state) persone vive, ma (provai) solo stupore per come i corpi erano disposti.

 

... più lontano, verso poppa e dopo i fumaioli, dietro il torrione 3, vedevo un gruppo di marinai, sei o otto, che trafficavano per liberare un Carley (zatterone): sentivo gridare da diverse parti, ma vicino non vedevo nessuno... vivo..., vicino...
 

       

 

Prospetto delle Vedette (postazione di scoperta aerea).

Come si esce dalla Torretta ci si trova nella D.T. notturna, così chiamata, perché di notte i binocoli non servono e si fa solo fuoco di sbarramento. Sempre lì vicino ci sono le vedette di scoperta aerea. Le vedette erano pozzetti tondi in coperta con dentro un seggiolino ed un binocolo basculante con un ridotto campo visivo, una cupola trasparente fungeva da copertura; di queste postazioni se ben ricordo ce ne erano cinque.


Ero in piedi, fermo vicino alle vedette, e guardando verso il mare vidi un marinaio che usava uno di quei tubi flessibili attaccati alle cupole (tubi che servivano a parlare con la centrale operativa) e che provava a calarsi giù...

 


Questo marinaio (non lo conoscevo) si accingeva a calarsi lungo la parete: afferrò uno di questi tubi  che penzolavano in giù ed io pensai che non lo avrebbero potuto reggere, anche per il fatto che era cicciotello... osservai curioso tutti i suoi movimenti... il tubo flessibile resse... poi lui si mollò ma non calcolò bene l’impatto con la superficie inclinata della coperta ed infatti cadde di schiena ... e batté violentemente la testa... sentii distintamente quel rumore, poi scivolò lungo la lamiera inclinata e sparì sotto l’altra fessura, senza una parola... penso che sicuramente svenne dalla grande botta presa...

La fessura tra le due lamiere sarà stata di oltre mezzo metro, dove finì il corpo era tutto buio e non si vedeva nulla...


Io ero pronto ad imitare ciò che avevo visto, ero certo del tubo flessibile, dovevo stare solo attento a come cadere, correre in piedi sul piano inclinato e saltare sull’altro piano inclinato per poi aggrapparmi alla superficie opposta... questo fu il mio pensiero vivo...

 


Rivedo ancora davanti agli occhi quel povero ragazzo quando batté la testa e gli volò via il berretto bianco, doveva essere stata una recluta per come era vestito, tutto troppo pulito ed in ordine... scivolò giù senza una parola, senza un lamento!

 

Così mi calai lungo il tubo, lo mollai e caddi bene, i metri inclinati li feci di corsa e prima dell'apertura saltai... mi aggrappai alla parte superiore dell'altro lato e mi tirai su, sul piano di coperta...

 

Mi rizzai, quando fui in piedi sentii quello che prima, ovattato e lontano era ora un frastuono: i proiettili che scoppiavano dentro le riservette, i proiettili delle mitragliere da 37 e dei 40 contraerei.

Stava saltando in aria tutto, i depositi erano stati colpiti... era un inferno.

In quel tratto di coperta, sempre a dritta, tra la torre dei 152 trinata ed il pezzo n°2 da 90, fu lì che rividi Capo Monticone: era di spalle, fermo immobile con le braccia penzoloni, rivolto verso il mare.

Lo riconobbi subito per la particolare tuta grigia, molto aderente, era un tipo alto e molto magro... gli andai vicino vicino e quando lo chiamai sembrò svegliarsi... e mi disse: "Ah, sei tu Freschi" ...  Mi chiese per favore di aiutarlo a togliersi la tuta, così lo sbottonai io perché lui non ci riusciva, forse aveva le mani bruciate, non lo so; la tuta era molto aderente e per sfilare le maniche c’è stato un po’ di lavoro, una volta sfilate le maniche mi ringraziò e disse:

"Freschi io non so nuotare, per favore trovami un salvagente"

Mi guardai intorno: "dove trovarlo?"

... girai un pò cercando in più punti... in mezzo a tutte quelle lamiere contorte (io dico lamiere ma erano corazze)...  cercavo sotto queste lamiere, ma tutto quello che vidi e la presi in mano fu una scarpa... e poi mi accorsi che c’era il piede dentro... il tondo dell’osso e la carne... la rimisi giù...

 

Intanto i proiettili dentro le riservette delle mitragliere continuavano a scoppiare... tornai da Capo Monticone e gli dico che non ho trovato niente e che mi dispiace molto...

 

...poi mi sento chiamare:  "Ehi Freschi!" ... mi giro e vedo ad una decina di metri il Sc. Cavallaro: "La nave affonda... buttati a mare... vieni... non c’è altro da fare!" 

Mi avvicino e dice: "Vedi! è troppo inclinata, affonda, vieni, buttati"...


Lui era già sul bordo e si tuffò giù di testa, anche lui era senza salvagente... lo vidi nuotare allontanandosi dal bordo.

 

La nave aveva ancora abbrivio... mi siedo sul bordo, mi tolgo le scarpe e le calze e metto queste dentro le scarpe (chissà perché l’ho fatto, mi sono anche dato dello stupido)...

 

... mi tolsi camisaccio e pantaloni e rimasi con il corpetto bianco (maglia di cotone a mezze maniche), in mutande.

 

Mi tuffai di testa, da un altezza di circa 8 – 10 metri e con la violenza dell’entrata in acqua le mutande si sfilarono in un colpo ... poi mi allontanai nuotando...

 

Mi sentivo bene, io in acqua sono stato sempre bene, nuotavo anche bene, ero a mio agio, quasi allegro, non avevo nessun pensiero, non mi sentivo turbato per quello che era successo, per quello che avevo visto...


La nave si allontanava lentamente e vedevo chiaramente alcuni marinai che buttavano in mare un Carley...

Poi la nave si inclinò sempre di più e a poppa la gente non riusciva più a stare in piedi: scivolava e rotolava ...

 

La Roma si stava capovolgendo!

 

Quando il torrione batté sull’acqua si alzò un grande spruzzo, poi la nave si fermò con la chiglia in aria: da dove mi trovavo vedevo le due eliche ... e la grossa prua sembrava avesse un naso ... era il bulbo, vidi anche qualcuno che correva sulla chiglia della nave da poppa verso il centro... poi arrivarono le onde provocate dal torrione e dal rovesciamento e perdetti la visuale ... un minuto? forse tre...

 

 

... e la nave si spezzò al centro... la poppa scivolò sott’acqua in maniera dolce mentre la prora si alzava in verticale... si fermò un attimo... poi di colpo  andò giù...
 

...la nostra casa non c'era più! Ero rimasto solo... e nuotavo...

 

Mi avvicinai a un marinaio, lo conoscevo ma non ricordo come si chiamasse, anche lui era S.D.T.

Lui aveva il salvagente e si lamentava in maniera pietosa, ma a parte il viso arrossato non aveva altre ferite e mi chiedeva con insistenza che cosa vedessi... ho avuto l’impressione che si sentisse sfigurato per insistere nel chiedermi che cosa vedessi sul suo viso, ed io gli dicevo: "niente a parte il rossore..." ma non mi credeva...

Gli chiesi poi di guardare anche me ... e lo invitai a venirmi dietro per raggiungere lo zatterone che si intravedeva a diverse centinaia di metri ... dopo un pò mi allontanai: mi sentivo a disagio udendolo chiamare la mamma ed altri nomi...

 

Nuotando incontrai  un altro marinaio con il salvagente, ma quando gli fui vicino lui iniziò ad urlare che dovevo stargli lontano ... che mi avrebbe spaccato la testa ed altre minacce ... aveva visto che ero senza salvagente e temeva che io volessi portare via il suo.

Così mi allontanai da lui e non ricordo nemmeno quello che gli risposi... non lo conoscevo, e non saprei dire se dopo si è salvato... invece il compagno S.D.T. incontrato prima non era con noi a Port Mahon... non ce l'ha fatta.

 

... mentre nuotavo in direzione dello zatterone, che piano piano iniziava a vedersi meglio, incontrai un gruppo di marinai, tutti aventi il salvagente; uno di loro oltre ad avere il giubbotto aveva anche una ciambella... quando gli fui vicino chiesi se potevo attaccarmi alla ciambella, ero molto stanco...

Il “Bianchi”, così si chiamava quel marinaio che oltre il giubbotto salvagente era dentro la ciambella, rispose che potevo attaccarmi.
Bianchi era veneziano, aveva un naso adunco e strillava come un’aquila... aveva una voce stridente e così forte che in quel momento associai il suo naso ai suoi strilli...

 

Cominciavo a sentire la stanchezza e ad un certo punto mi devo essere appisolato perché mi trovai sott'acqua: svegliandomi di colpo, nel risalire su a respirare bevvi parecchio e di lì a poco rigettai tutto quello che avevo mangiato... rimisi tutto senza nessun conato ... un unico flusso continuo...

Per un momento quei due marinai che erano al mio fianco mi guardarono sconcertati... ed il Bianchi che strillava sempre in quel modo...“acuto”; non riuscivo a capire quella sua maniera di comportarsi, ricordo di avergli anche detto  che era inutile gridare...

 

Non ero preoccupato per il prossimo futuro, non avevo paura, nessun pensiero negativo, trovavo la cosa così, naturale com’era... bisognava solo stare a galla.

Il marinaio che era al mio fianco diceva di sentirsi la gamba rotta e pensava di avere qualche costola rotta per il dolore che sentiva... ma si stava a galla, eravamo vivi...


Poi vedemmo le navi in lontananza, erano ancora molto lontane e avanzavano piano, poste in linea di fronte.

Venivano avanti piano, sembravano ferme, vedevamo solo la parte alta delle navi e non vedemmo quando calarono in mare le motolancie per il recupero...

 

... ogni tanto ci passava vicino la motozattera... passava piena di naufraghi e non si fermava, e così per diverse volte; poi furono diverse le motobarche che giravano, e passavano tutte cariche...  e Bianchi strillava più che mai...

 

Arrivò finalmente il nostro turno, era ora... il sole era già tramontato e si stava facendo scuro; io ero senza salvagente, ed ero molto stanco.

Durante il recupero aiutai i compagni a salire a bordo, spingendoli da sotto... con una mano mi tenevo alla falchetta della motobarca e con l’altra spingevo... quando si trattò di spingere il Bianchi che ancora aveva indosso la ciambella,  mi scivolò la mano dalla falchetta e finii sotto ... mancò poco che finii con le gambe nell’elica!

Infine anch’io fui aiutato e finalmente salii a bordo.

 

Ero nudo, con il solo corpetto bagnato addosso, tremavo dal freddo e mi accovacciai vicino al motore ...

... in pochi minuti si arrivò sotto bordo al Carabiniere (il CT classe Soldato) ma, mentre accostavamo alla nave per sbarcare ... scattò l’allarme aereo e Nave Carabiniere.... macchine avanti tutta ci piantò in asso lasciandoci a ballare paurosamente...

 

Stremato, ancora una volta mi accovacciai vicino al motore della motobarca e mi addormentai ... fino a che qualcuno mi scrollò per la schiena, era il motorista: "dai a bordo"

Già tutti avevano lasciato la motobarca, così mi afferro alla biscaglina, mi tiro su e come metto piede in coperta, il nostromo mi da un grosso bicchiere  pieno di cognac dicendo:

"Giù tutto di un fiato, poi vai sottocastello!"

(quelli che allora si usavano a bordo erano bicchieri da 1/5)

 

Che era cognac lo ho saputo dopo averlo bevuto, ma mi andò giù come acqua fresca e tutto di un fiato.

Sottocastello era pieno di marinai della Roma, chi si lamentava, chi dormiva (o pensavo che dormissero), trovai un po’ di spazio e mi stesi su un materassino e ... non ricordo altro.


Mi svegliai la mattina.

Il locale era vuoto, i materassini ancora tutti stesi per terra che occupavano tutto il locale, ma non c’era nessuno...

Mi alzai e guardai fuori da un oblò: quello che vidi fu un mare calmo, e non lontano... terra!

Un dirupo con dei grossi cannoni... si vedevano solo gli affusti e si vedeva che il calibro era grosso. Eravamo arrivati a Port Mahon.

 

Il cielo era terso, c’era un sole limpidissimo e l’aria era fresca, frizzante, poi entrò un marinaio nel locale e vedendomi nudo andò al suo stipetto e mi allungò un paio di pantaloni di tuta blu ed un pezzo di corda per tenere su i pantaloni ... mi chiese se stavo bene e che categoria avessi, gli risposi che stavo bene e che ero S.D.T.

Durante la notte ci furono diversi attacchi aerei, lo venni a sapere da lui perchè mi chiese: "Non hai avuto paura?" – ed io risposi che avevo dormito tutta la notte e lui: "Non hai sentito i cannoni e le mitragliere sparare?"... Non mi accorsi di nulla.


I C.T. (Caccia Torpediniere) classe Soldato hanno tre cannoni da 100 e non so quante mitragliere e quando un cannone spara la nave ha un sobbalzo, lo so bene in quanto su quelle navi ci ero stato destinato...


Così eravamo giunti a Port Mahon, a Menorca.

Ricordo la gente a bordo, noi naufraghi della Roma eravamo tanti, eravamo quasi il doppio dell’equipaggio e Nave Carabiniere è stata, delle navi che hanno partecipato al recupero dei superstiti, quella che ha raccolto più naufraghi ...

 

Poi  l'ospedale... le ustioni non mi diedero mai dolore, e dopo dieci giorni avevo la pelle nuova, sottile, ma nuova.


Ricordo, e la vedo ancora oggi, se la penso, una infermiera che era così bella, bella in maniera stupefacente da assomigliare ad una Madonna, come quelle rappresentate nei santini...

Ricordo di un Capitano del Genio Navale della Roma, si chiamava Lupi, che le faceva la corte e noi si chiacchierava dietro... beh! io non proprio, ma gli altri che erano anziani e navigati si...

Poi lasciai l’ospedale e non seppi come finì.

 

Il resto della nostra storia è stato scritto nei libri.


Sinceramente Freschi Angelo

 
 
 

Ad una scotta
ho fissato i miei ricordi
che da un’onda nitida,
tornano oggi copiosi
a fluire nella mia mente.

La nave possente
era ferita e s’inclinava
come il sole all’orizzonte
e noi, giovani uomini
di mare e di coraggio.

vedevamo perduti
i nostri cari sogni.
un timore nigrescente
assaliva l’anima,
ma la sopravvivenza

s’impossessava d’uno scranno
regale e impaziente.
la grande acqua
mi cullò stremato
come naufrago alla deriva

e la sorte, mi diede
sventura e vita
ad un tempo solo,
oggi celebro qui
una vita amata

e, per tutti i miei fratelli
di ventura, tengo alto
il vessillo della gloria
e della pace meritata:

“PACE, NON GUERRA”
           (di Piero e Lena Ghiglione)

   
 
 
 

... le sue ultime volontà

 
 
 
 

Dodici ottobre duemilasei, ore nove e un quarto

   
 

(scritta per il Nonno da Letizia Freschi)

 

 

L’Angelo mi sfiora il volto.
Mi batte il cuore, mi batte molto.

L’Angelo sfiora le stelle.
Perché oggi non sono belle?
L’Angelo è salito in cielo.
Dove porta il suo volo?

Sognerò l’Angelo stanotte.
Lo sognerò nelle vie strette.

Navigava, prima, su questo mare.
Non lo voglio dimenticare.

Perché? L’Angelo deve partire,
ha una nuova rotta da seguire.
 

(Copyright © 2006)

 

 

... le mie ceneri in un cilindro di acciaio inox, sigillato ermeticamente. Nelle ceneri le mostrine e la piastrina di riconoscimento...

 

i suoi sorrisi...

 

 

 

 

 

 

...il cilindro dovrà scivolare in mare nel punto in cui affondò Nave Roma e morirono tanti miei compagni ... che venga letta la Preghiera del Marinaio...

 
 
 
 

PREGHIERA DEL MARINAIO

 

 

A Te, o grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell'abisso,
cui obbediscono i venti e le onde,
noi uomini di mare e di guerra,
Ufficiali e Marinai d'Italia,
da questa sacra nave armata della Patria
leviamo i cuori !

Salva ed esalta nella Tua fede,
o gran Dio, la nostra Nazione,
da' giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera,
comanda che la tempesta e i flutti servano a Lei,
poni sul nemico il terrore di Lei,
fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro
più forti del ferro che cinge questa nave,
a Lei per sempre dona vittoria.

Benedici, o Signore,
le nostre case lontane, le care genti;
benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi, che per esso,
vegliamo in armi sul mare.

BENEDICI !

 

 

Il tutto sia documentato e consegnato ....

 
 

Golfo dell'Asinara - 6 novembre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

"...Oggi, 6 novembre 2006, h. 15:30, ci siamo portati sul punto nave dove affondò la Nave Roma ed abbiamo proceduto all'esecuzione delle volontà di mio padre: la lettura della preghiera del marinaio, lo scivolamento del cilindro in acqua, una corona di fiori bianchi in mare a memoria di tutti i marinai scomparsi insieme alla nave..."     

(Davide)

 

La tua volontà è fatta, tutto è stato documentato come volevi.

   
   
 

Un naufrago ai compagni caduti  (di Italo Pizzo)

 

Un solino azzurro navigava a mezz’acqua

come un’alga strappata allo scoglio.

 

Nella calma di quel pomeriggio settembrino

improvvisa la vampa rossa

salì da cuore squarciato

della bella nave,

salì a illividire di denso fumo

il cielo;

il rombo fu come un urlo immenso

di dolore sovrumano.

 

E fu tutto un ribollir di salsa schiuma

intorno al gorgo,

aperto come una bocca di morte

sul ventre vorace del mare.

 

Mille e cinquecento i morti

in un solo grande feretro d’acciaio

ad adunghiare ancora

le armi ed i comandi

nell’ombra azzurra degli abissi.

 

Da capo Testa all’Asinara

riecheggia la risacca

lo strazio delle madri e delle spose

e lo stupore doloroso degli orfani.

 

Pregno di salso e macchiato di rosso

un solino azzurro beve il calore del sole

sui sassi della riva.

 

Italo Pizzo – Sanremo 31/5/1923 – Sanremo 22/2/1999

Naufrago della R.N. ROMA

 

 

 

 

October 12th 2006        (di Letizia Freschi)

 


The Angel skims my face
My heart beats so much
The Angel skims the stars
Why are not beautiful today?
The Angel is raised in the sky
Where does his fly bring us?

I’ll sure dream, dream the Angel tonight
I’ll dream Him in the narrow street
He sailed on this ocean before
I’ don’t want to forgive Him
Why? The Angel must to leave
He must follow, follow an other route

I’ll dream the Angel tonight
I’ll dream Him in the narrow street
He sailed on this ocean before
I’ don’t want to forgive Him
Why? The Angel must to leave
He must follow, follow an other route

 

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